Maschera Larva in cartapesta in formato portachiavi Filistrucchi

Maschera portachiavi Larva/Bauta realizzata in cartapesta

15,00

Maschera portachiavi in cartapesata Larva interamente realizzata e colorata a mano presso la nostra bottega.

La maschera è realizzata su nostro disegno e calco.

Abbiamo ideato dei portachiavi in cartapesta che riproducono maschere della commedia dell’arte.
Tutti i nostri portachiavi che sono realizzati da noi a mano presso la bottega.
Piccoli oggetti di artigianato artistico pensati per i vostri i regali natalizi e non solo. Per queste feste abbiamo creato le maschere portachiavi di Arlecchino, Puclinella, Larva,e Scaramuccia che sono maschere che identificano sia la commedia dell’arte sia il nostro mondo teatrale. Sono manufatti che possono essere utilizzati come portachiavi o semplicemente possono essere attaccati alla borsa o come accessoti per cappelli e braccialetti.
La lavorazione è la classica della cartapesta che eseguiamo nella nostra bottega: carta, colla e colore e passione.
Le maschere portachiavi hanno un apposito anellino per potere attaccarle. Il prodotto è marchiato Filistrucchi ed è venduto in un sacchetto di raso.

Solo 2 pezzi disponibili

Descrizione

Il Prodotto:

La maschera portachiavi Larva in cartapesata è un manufatto interamente realizzata e colorata a mano presso la nostra bottega.

La maschera è realizzata su nostro disegno e calco.

La Baùta o Larva si può definire la maschera per eccellenza.

Anche se la baùta o bautta ha conosciuto il massimo successo tra XVII e XVIII secolo, le sue origini si perdono ben prima nel tempo; la sua prima attestazione data al XIII secolo, e resta in voga fino alla caduta della Repubblica di Venezia, alla fine del XVIII secolo. Il primo documento ufficiale che dichiara il Carnevale di Venezia una festa pubblica è un editto del 1296. Il Senato della Repubblica dichiarò festivo il giorno precedente alla quaresima.

In quest’epoca e nei secoli che si succedettero, il carnevale durava sei settimane, dal 26 dicembre al mercoledì delle Ceneri. Talvolta il carnevale cominciava i primi di ottobre. I veneziani indossavano maschera e costume celando la propria identità, e annullando classe sociale sesso o religione. Quando si incrociava un “personaggio” si soleva dire semplicemente: -Buongiorno siora màscara-.

Tra tutte le maschere di Venezia, la baùta era quella alla quale era permesso di vagare per calli e campi:

anche nei giorni di San Marco e dell’Ascensione, per l’elezione di dogi e procuratori, quando le altre maschere erano bandite. E non è tutto: poiché la maschera è, per definizione, lo strumento per diventare qualcun altro, non solo i nobili avevano diritto al suo utilizzo, bensì anche le classi meno abbienti. Tutti potevano mascherarsi a Carnevale, le distinzioni di ceto e di sesso cadevano, la bàuta permetteva la massima libertà e soprattutto nessuna differenza, tutti simili e tutti confondibili in un garantito e rispettato anonimato.

L’origine del nome viene dal tedesco Behuten (proteggere)

infatti protegge da sguardi altrui la vera identità di chi la indossa. La baùta-costume è il travestimento nel suo insieme. Comprende cioè la larva (baùta- maschera) lo xendal o roccolo di pizzo, il tricorno (cappello a tre punte solitamente nero) e il mantello, successivamente sostituito spesso dal tabarro. “Xendal” deriva dalla contrattura della parola “cendale” o “zendale”, che rappresentava una lunga stola in origine di taffettà di seta con la quale le dame si coprivano il capo e le spalle e che si arricchì nel tempo fino a diventare totalmente in pizzo e a forma conica e chiusa. Questo tipo di accessorio venne in seguito usato anche dagli uomini perché garantiva l’assoluto anonimato e l’impenetrabilità degli sguardi una volta messa la maschera.

La baùta-maschera che copre il volto viene detta “Larva”

Era inizialmente di color nero, poi bianca, fatta in gesso, cartapesta o cuoio. La forma ricopriva tre quarti del volto lasciando leggermente visibile il mento e presentava due fori ellittici per gli occhi, gli zigomi evidenziati e lo spiovente che partiva da sotto il naso allargandosi come un becco. Con questa conformazione diventava una cassa armonica che rendeva chiusa e contratta la voce deformandone il timbro. La sporgenza che assumeva o di punta o sui fianchi discendenti dagli zigomi era anche un modo comodo per poterla impugnare una volta tenuta in mano. La sua forma permetteva di bere e mangiare senza doverla togliere, garantendo così l’anonimato.

Per approfondire la storia di questa maschera leggi il nostro articolo a questo link

 

 

Maschera portachiavi Larva/Bauta realizzata in cartapesta ultima modifica: 2017-12-01T13:38:21+00:00 da Gherardo Filistrucchi Parrucche e Trucco

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